Campo di Voci parte da una convinzione semplice: la letteratura non nasce nel “mondo” in astratto. Nasce sempre da qualche parte — in una lingua, in un luogo, in una storia, dentro rapporti sociali determinati.
Questo non significa chiudere ogni forma nella propria identità. L'umanità vive ormai in una storia materialmente connessa. Le vite sono legate da rapporti economici, migrazioni, imperi, tecnologie, traduzioni e conflitti; nessun luogo è davvero isolato.
Il comune non è ciò che resta quando cancelliamo le differenze. È ciò che possiamo costruire mettendole realmente in rapporto.
Non ci interessa una “letteratura mondiale” ridotta alla circolazione dei testi riconosciuti dai centri editoriali e accademici, né un cosmopolitismo in cui ogni luogo diventa intercambiabile. Ci interessa capire come forme locali e diverse possano parlarsi senza rinunciare alla propria determinatezza.
Il dialogo non significa consenso preventivo. Comprende traduzione, amicizia, comunione, ma anche lotta, critica e disaccordo. Se una verità comune è possibile, non precede questo rapporto: deve essere cercata, discussa e decisa insieme.
Campo di Voci vuole essere un luogo per questa pratica: poesia, narrativa, saggio, critica e traduzione come modi diversi di pensare una realtà comune a partire da vite non identiche.
Una rivista, non una piattaforma
I testi sono selezionati editorialmente. Gli autori mantengono i propri diritti. La rivista non vuole trasformare la produzione letteraria in flusso indistinto: vuole dare tempo, contesto e forma all'incontro fra le voci.